Tre scarpe con piastra, tre filosofie diverse. Non sono rivali dirette in senso stretto: ognuna nasce per risolvere un problema specifico, e capire quale sia il tuo problema è la parte più importante della scelta. Qui non troverai la solita tabella di numeri messi uno sotto l’altro: parliamo di come si comportano davvero sotto ai piedi, chilometro dopo chilometro, e per chi ha senso puntarci sopra.
Le abbiamo messe a confronto incrociando i test indipendenti di laboratorio con le prove su strada di testate autorevoli. Dove i dati tecnici sono davvero interessanti li citiamo, ma il focus resta sulla sensazione in corsa.
Saucony Endorphin Speed 5 — la tuttofare reattiva
La Endorphin Speed 5 è la scarpa da prendere se vuoi un solo paio capace di seguirti dall’allenamento facile fino alla gara. Rispetto alla generazione precedente, Saucony ha smussato la geometria (via l’estensione del tallone che caratterizzava la Speed 4) e ha reso l’avampiede della tomaia più ampio: il risultato è una scarpa che rotola in modo naturale grazie alla tecnologia Speedroll, senza la rigidità netta di un vero carbon racer.
È la più leggera e la più “nervosa” delle tre: la piastra in nylon, insieme alla schiuma PWRRUN PB, restituisce energia in modo bilanciato (i test di laboratorio parlano di un assorbimento degli urti nella media, non ai massimi della categoria), privilegiando reattività e leggerezza piuttosto che ammortizzazione pura. È il tipo di scarpa che si fa dimenticare ai piedi durante un allenamento a ritmo cambiato, ma che resta comoda anche in un giorno di scarico.
Per chi ha senso: runner che cercano una scarpa versatile da usare più volte a settimana, per fartlek, ripetute, medi veloci e anche qualche gara, senza dover cambiare scarpa ogni volta. Chi viene da carbon shoe più rigide apprezzerà la naturalezza del gesto.
Per chi ha meno senso: chi cerca il massimo dell’ammortizzamento per allunghi molto lunghi o per proteggere articolazioni delicate — qui la Mach X3 offre più cuscino sotto al piede.
Hoka Mach X3 — la più protettiva, ma non per tutti i piedi
La Mach X3 gioca un’altra partita: è la più alta e imbottita delle tre, pensata per chi vuole tanto ammortizzamento anche a ritmi sostenuti. La zeppa doppia densità (PEBA sopra, EVA sotto) con piastra in PEBAX incorporata dà una sensazione di rullata morbida e controllata, tipica della geometria a dondolo di casa Hoka, ma con un tocco più fermo del solito rispetto alle Hoka da passeggio come la Clifton.
Il vero tema di questa terza versione è la tomaia, completamente rifatta per risolvere il problema di sfregamento al tallone che affliggeva la Mach X2. Ci sono riusciti, ma il prezzo pagato è un aumento di peso ed una vestibilità più stretta e affusolata in punta, che può risultare scomoda su piedi larghi o durante uscite molto lunghe. È anche la meno pronta a partire quando serve un cambio di ritmo secco: la spinta si sente più in avampiede che sotto al tallone.
Per chi ha senso: runner con piede stretto che cercano una scarpa da tempo run e allenamenti lunghi con più protezione possibile, o chi ama la sensazione Hoka e vuole una versione con piastra.
Per chi ha meno senso: piedi larghi o chi cerca una scarpa leggera e scattante per lavori di velocità pura — qui la Endorphin Speed 5 è più adatta.
Salomon Spectur 3 — pensata per il maratoneta “vero”
La Spectur 3 parte da una premessa diversa dalle altre due: Salomon l’ha progettata esplicitamente per chi corre la maratona in 3h30 o oltre, cioè la grande maggioranza dei runner amatoriali, non per l’atleta d’élite con una tecnica di corsa perfetta. L’idea è che una scarpa da gara iper-rigida aiuti chi ha un gesto già efficiente, ma diventi un problema quando la forma di corsa peggiora negli ultimi chilometri per la fatica.
Per questo la base d’appoggio è più larga sia al tallone che al mesopiede, con una zeppa a doppia densità che privilegia la stabilità rispetto alla reattività pura: è la scarpa delle tre che “perdona” di più un appoggio poco pulito o un fisico più pesante della media, mantenendo comunque una spinta avvertibile in fase di stacco.
Per chi ha senso: chi prepara una maratona con un obiettivo tra le 3h30 e le 5 ore, chi cerca stabilità in gara più che velocità pura, o chi vuole avvicinarsi per la prima volta a una scarpa con piastra senza sentirsi “sbilanciato”.
Per chi ha meno senso: chi punta a un personale sotto le 3 ore o cerca la scarpa più leggera e scattante possibile — lì la Endorphin Speed 5 resta la scelta più naturale.
Le tre scarpe a colpo d’occhio
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Saucony Endorphin Speed 5 |
Hoka Mach X3 |
Salomon Spectur 3 |
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Peso (circa) |
255 g (US M10) |
289 g (US M9) |
265 g uomo / 225 g donna |
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Drop |
8 mm |
5 mm |
8 mm |
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Stack (tallone/avampiede) |
36 / 28 mm |
44 / 39 mm |
38,5 / 30,5 mm |
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Piastra |
Nylon |
PEBAX |
Fibra di vetro |
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Vocazione |
Tutto-fare veloce |
Massimo comfort |
Stabilità in gara |
Come orientarsi in base al tuo obiettivo
- Vuoi un’unica scarpa per tutto, leggera e reattiva anche in gara → Saucony Endorphin Speed 5
- Vuoi il massimo del comfort e dell’ammortizzamento per uscite lunghe e hai un piede stretto → Hoka Mach X3
- Stai preparando una maratona con un obiettivo tra le 3h30 e le 5 ore e cerchi stabilità più che velocità pura → Salomon Spectur 3
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