EP.5 — Con le gambe che ho

DNF. Km 130 su 185.

Il racconto onesto di cosa è andato, cosa no, e di Martina che mi ha tenuto in gara fino al km 130

In EP.0 avevo scritto che se avresse funzionato lo avremmo scoperto dopo il CDC. Adesso lo so.

 

Le gambe

Partiamo da quello che ha funzionato, perché è la cosa che mi ha sorpreso di più. Le gambe hanno girato bene. Dopo 110km correvo ancora abbastanza sciolto, senza i dolori muscolari che temevo, senza i problemi alle caviglie che mi avevano preoccupato nella preparazione. Il lavoro di continuità fatto in inverno, cinquanta chilometri a settimana senza picchi ma senza buchi, ha dato i suoi frutti. Quello che dovevo allenare era pronto.

Anche la scelta delle scarpe ha funzionato: la Tomir nei primi 100km, cambio alla Prodigio Pro alla base vita di Es Castell per il sud. Nessun problema ai piedi, nessuna vescica, nessun rimpianto su quella decisione. E la logistica delle bag ha funzionato: arrivare a ogni ristoro, svuotare, ricaricare. Semplice e ripetibile anche quando la testa non è più lucida.

 

Lo stomaco

Dal km 70 circa è tornata la nausea, abbastanza netta. Il piano di integrazione che avevo costruito in settimane di gut training ha iniziato a sgretolarsi: i gel non passavano, il drink mix diventava difficile da mandare giù, la testa iniziava a girare per mancanza di energia. Sono passato ai cibi solidi ai ristori (pasta, patate, brodo) ma probabilmente troppo tardi. Avrei dovuto farlo prima, integrare meno e mangiare di più ai ristori già dalle prime ore. È un’ipotesi, non una certezza, ma è la cosa che cambierei per prima.

Il gut training non ha fatto abbastanza. Non è stato inutile ma non è bastato. Il problema non è risolto, so solo meglio dove sta e forse in che direzione lavorare.

 

Martina

Non avrei fatto km 130 senza Martina. Si è presentata a ogni ristoro con tutto pronto, cambio e cibo. Nei momenti di crisi dopo il km 70, quando la nausea mi bloccava e la tentazione di ritirarmi diventava concreta, mi ha letteralmente buttato fuori dai ristori. Non con lunghi discorsi motivazionali, con pragmatismo puro: “hai ancora le gambe, vai.”

Al km 100, quando pensavo seriamente di smettere, mi ha convinto a fare una pausa vera: un’ora di sonno, una doccia, il tempo di ragionare. Quella pausa mi ha dato altri 30km. Non so se sia stata la scelta giusta in termini di risultato finale, ma era quello di cui avevo bisogno in quel momento e lei lo ha capito prima di me.

Gestire l’assistenza a una gara di 185km è un lavoro vero che richiede logistica, pazienza e la capacità di leggere lo stato di chi hai davanti capendo cosa gli serve davvero, non solo quello che chiede. Martina lo ha fatto per 130km ed è eroica, lo dico senza nessuna retorica.

 

Il km 100 e il km 130

La base vita di Es Castell era il momento più difficile. Ero svuotato, la nausea non passava.. Ho dormito un’ora, fatto una doccia, mangiato quello che riuscivo. Alle 06:00 ho deciso di uscire e vedere come va.

I primi 10km dopo il km 100 sono andati sorprendentemente bene, le gambe erano reattive e la testa più chiara. Poi la nausea è tornata e stavolta senza le riserve energetiche per gestirla.

Al km 130 mi sono fermato. Non perché fisicamente non ce la facessi ma perché andavo così piano che il tempo di arrivo era diventato irrealistico e non stavo più correndo una gara, mi stavo trascinando in qualcosa che non mi divertiva più. Fermarmi in quel momento è stata una valutazione, non una resa. Km 130 su 185 sono comunque 130km percorsi, con le gambe che giravano, in un posto bellissimo e con una persona straordinaria al fianco.

 

Cosa cambierei

Qualche km in più all’ora nella prima parte, non in affanno ma abbastanza da portare via km da fresco in meno tempo e avere più margine quando le cose iniziano ad andare storto. Meno integratori e più cibo normale ai ristori, usandoli prima e di più (i 16 ristori del CDC con pasta, patate e brodo sono una risorsa enorme che ho sfruttato troppo poco). Il gut training va ripensato, non abbandonato: forse l’approccio non era quello giusto per me o forse serviva più tempo, non lo so ancora.

Sono ipotesi personali, non prescrizioni. Il mio stomaco in gara è diverso dal tuo e quello che funziona per me potrebbe non funzionare per te. Ma se sei come me e hai gli stessi problemi, spero che questo racconto ti sia utile.

 

Chiudere il cerchio

Questa serie nasce da una domanda di Dakota Jones a Maiorca: “e tu, la tua gara dei sogni, l’hai già fatta?” La sua onesta curiosità per una storia semplice come la mia mi ha ispirato a scrivere questa breve storia. Il CDC non era la mia gara dei sogni, era qualcosa che volevo provare a fare di diverso dal solito. L’ho provato e non è andata come speravo ma mi ha lasciato più di quanto mi hanno lasciato gare finite. 

In EP.0 avevo scritto che volevo lasciare qualcosa di utile per chi è come me, non tabelle di allenamento ma le cose che ho cercato e non ho trovato scritte da qualcuno con la mia stessa vita. Spero che anche questo episodio lo sia, forse più degli altri, perché i DNF sono pieni di informazioni se sai dove guardare.

Nicola – Magnitudo