185km con due scarpe diverse. E perché la Genesis è rimasta a casa.
La strategia calzature per il Cami de Cavalls — ragionamento di un runner normale
Quest’inverno ho corso quasi tutto con le gravel. Non era un piano — è venuto naturale. Uscivo, mettevo quelle, tornavo. Cinquanta chilometri a settimana, cinque o sei volte, senza picchi ma senza buchi. La continuità che mi è sempre mancata, finalmente.
Quando ho iniziato a pensare alle scarpe per il CDC, la prima idea è stata portare quelle. Il CDC ha un dislivello modesto — circa 3.500m su 185km, niente a che vedere con l’Adamello o le Dolomiti — e io con le Aero Blaze GRVL ho corso su terreno misto per mesi: sentiero, sterrato, qualche tratto tecnico. Sulla carta ci stava.
Poi ho guardato il percorso sul serio.
Il vero problema del CDC non è il dislivello — è il suolo. E il suolo cambia completamente a metà gara.
Il Nord: la Costa di Ferro (km 0-102)
Argilla rossa, ardesia, scisti. Rocce taglienti, sentieri scavati dall’erosione, terreno instabile che consuma le suole e stanca le caviglie. La sabbia è quasi assente — solo qualche caletta isolata. Cinquanta chilometri a settimana non sono duecento: le gambe arrivano alla partenza allenate, non fresche di riposo assoluto. La fatica muscolare accumulata toglie reattività alla caviglia prima di quanto si pensi. Ho bisogno di una scarpa che compensi quella perdita di stabilità, che abbia grip vero e protezione plantare, che lavori anche quando non sei preciso a ogni appoggio.
Il Sud: la Costa Bianca (km 102-185)
Calcare bianco levigato, duro come cemento. Lunghe spiagge di sabbia finissima — Son Bou è la più famosa, ma non è l’unica. Il problema qui non è più la tecnicità del terreno — è l’impatto ripetitivo su superfici rigide quando le gambe non rispondono più come prima. I metatarsi iniziano a infiammarsi, i piedi si gonfiano, la rullata si accorcia.
Due terreni completamente diversi. Due problemi completamente diversi.
Il percorso mentale: da Aero Blaze GRVL a S/Lab Genesis, fino alla scelta finale
La prima idea era la Salomon Aero Blaze GRVL — la scarpa con cui ho corso quasi tutto l’inverno. Dislivello contenuto, percorso costiero, fondo misto: sulla carta la logica c’era. L’ho scartata quando ho iniziato a leggere il percorso sul serio: il CDC non è una gravel race. Rocce taglienti e ardesia richiedono grip e protezione plantare che la Aero Blaze non dà.
La seconda idea è stata più difficile da abbandonare: la Salomon S/Lab Genesis.
È la scarpa con cui ho corso il Grand Trail di Courmayeur, Translagorai Classic, l’Adamello Trail 100km. Non mi ha mai tradito, su fondi di ogni tipo, in situazioni in cui sapevo esattamente come avrebbe risposto. Se avessi dovuto scegliere una scarpa sola per tutto il CDC, probabilmente sarebbe stata lei. Affidarsi a quello che conosci su una gara sconosciuta è una tentazione reale — e l’ho tenuta in considerazione a lungo.
Ma il CDC non è una gara sola. Sono due terreni consecutivi con due esigenze completamente diverse. La S/Lab Genesis sarebbe stata la scelta universale più semplice — ma perchè non fare meglio avendone la possibilità?
La scelta finale: Tomir 2.0 + Prodigio Pro
Per il Nord ho scelto la NNormal Tomir 2.0. Suola Vibram Megagrip, struttura solida, schiuma che protegge senza isolarti dal terreno. La fatica muscolare accumulata toglie reattività alla caviglia prima di quanto pensi — ho bisogno di una scarpa che compensi quella perdita, che stabilizzi sui tratti più irregolari e tenga il grip sull’ardesia anche quando non sei più preciso a ogni appoggio.
Per il Sud ho scelto la La Sportiva Prodigio Pro. Ammortizzazione XFlow™ infusa d’azoto, rocker accentuato che aiuta a mantenere la rullata quando le gambe non ce la fanno più da sole. L’ho già testata all’Adamello — so esattamente come si comporta quando sei stanco. Su quel calcare duro del Sud, dopo 100km, quella morbidezza fa la differenza e la ghetta integrata dovrebbe bastare per tenere fuori la sabbia delle calette.
Il cambio — Es Castell, km 102
Il punto di cambio è la base vita di Es Castell, intorno al km 102. Non è solo un cambio di scarpe — è una piccola routine che può fare la differenza negli ultimi 80km:
Pulizia accurata dei piedi dal sale marino e dalla polvere del Nord. Crema antifrizione, calze nuove. Cinque minuti di cura che valgono ore di comfort finale.
Una precisazione necessaria
Queste non sono le scarpe migliori in assoluto, né le più adatte per tutti. Sono le scarpe che in questo momento vanno d’accordo con il mio piede e che, tra quelle che conosco, mi sembrano le più giuste per questo percorso specifico. La scelta di una scarpa è sempre personale — il mio piede non è il tuo piede.
La S/Lab Genesis resta a casa. Non perché non sia all’altezza — ma perché questa volta il problema è diverso e se l’ho pensata bene c’era una soluzione migliore.
Nicola — Magnitudo, Trento
